Il private equity è quando investitori (come fondi specializzati) comprano quote di aziende private con l’obiettivo di farle crescere e poi rivenderle a un prezzo più alto.

“in poche parole”

Spesso le società acquisite sono di piccole o medie dimensioni, oppure sono di grandi dimensioni ma necessitano di una svolta manageriale per poter crescere a tassi più elevati.

Non vi è trasparenza sulla gestione dell’azienda e su tutti i dati e informazioni, anche di bilancio, che in genere sono obbligatorie per le società quotate.

Non vi sono limiti di concentrazione, quindi il fondo di private equity potrebbe investire in un numero molto limitato di società con percentuali del fondo particolarmente elevati su alcune di esse.

Infine, ma non meno importante, trattandosi di storie di “ristrutturazione” o innovazione del business sono necessari alcuni anni per riuscire a far crescere il portafoglio di aziende, e in questo periodo non è possibile disinvestire. In genere i fondi di private equity hanno durate di circa 10 anni, durante i quali gli investitori non possono uscire dal fondo se non rivendendolo ad altri investitori (in genere a forte sconto).

Il mondo del private equity è variegato e offre diverse strategie di investimento. Ecco i principali tipi, spiegati in modo diretto:

Leveraged Buyout (LBO)

  • Il fondo acquista un’azienda usando capitale proprio + debito.
  • Obiettivo: ristrutturare, migliorare e rivendere con profitto.
  • È il tipo più comune di private equity.
  • Un esempio Heinz nel quale investì Berkshire Hathaway e 3G capital, la ristrutturarono e la vendettero a Kraft, oggi Kraft Heinz.

Venture Capital (VC)

  • Investimenti in startup e aziende emergenti.
  • Alto rischio, ma potenziale di crescita esplosivo.
  • Spesso si tratta di piccole quote con supporto manageriale.
  • Un esempio è stato Airbnb nel quale investi il fondo Sequoia Capital per poi quotarlo in borsa nel 2020

Growth Equity

  • Investimenti in aziende già consolidate, ma con potenziale di espansione.
  • Meno rischioso del VC, ma con buone prospettive di rendimento.
  • Il fondo aiuta l’azienda a scalare il business.
  • Un esempio Spotify che dopo aver superato la fase “start up” è riuscita a farsi finanziare da fondi di private equity per crescere internazionalmente e alla fine quotarsi nel 2018.

Distressed Investments

  • Acquisto di aziende in difficoltà finanziaria.
  • Obiettivo: ristrutturare e rilanciare.
  • Strategia ad alto rischio, ma con possibili guadagni elevati.
  • Un esempio Federal Mogul, produttore globale di componentistica per vari settori comprese auto ed energia, acquistata dalla società di Carl Ichan e poi rivenduta ad un società della stessa filiera produttiva.

Esistono poi ulteriori forme più “ibride” di Private Equity

Mezzanine Financing

  • Una via di mezzo tra debito e capitale.
  • Spesso usato per finanziare acquisizioni o espansioni.
  • Offre rendimenti fissi + partecipazione agli utili.

Real Estate Private Equity

  • Investimenti in immobili commerciali o residenziali.
  • Include sviluppo, ristrutturazione e gestione.
  • Strategia molto diffusa tra gli investitori istituzionali, rendimenti assimilabili a quelli di un investimento diretto su immobili.

Infrastructure Private Equity

  • Investimenti in infrastrutture pubbliche o private: strade, ponti, impianti energetici come le rinnovabili, piuttosto che data center.
  • Rendimenti stabili e a lungo termine, ma meno alti rispetto ai classici investimenti su aziende private.
  • Spesso sostenuti da fondi pensione o enti pubblici.

Un ulteriore aspetto da considerare sono i Primary e i Secondary Buyouts

Nei primary acquistiamo la società da un gruppo di azionisti, in genere i fondatori e una società capogruppo, nel secondo caso si acquista un’azienda già posseduta da un altro fondo di Private Equity. Ricordiamoci che i fondi hanno durata di 10 anni quindi alla scadenza le società vanno vendute e se non vi è una quotazione o un concorrente disposto ad acquisire la società, rimangono come opzione altri fondi di private equity.

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