Premessa doverosa iniziale, il contenuto di questo articolo ha una funzione puramente educativa e non vuole essere una guida precisa nel determinare la propria asset allocation. Immagino abbiate già letto le considerazioni fatte in questo nostro altro articolo sulla costruzione del portafoglio. Ma ora capiamo come individuare il peso azionario nel portafoglio.

In gergo tecnico Asset Allocation significa quanto allocare alle singole classi di investimenti, ad esempio azioni e obbligazioni.

Esistono molti studi che dimostrano quanto la costruzione di un portafoglio di investimento, cioè la scelta di azioni e obbligazioni, influisca sulla sua performance. Alcuni dei più noti sono Ibbotson & Kaplan (2000) e Brinson, Hood & Beebower (1986 e 1991), oltre al portafoglio All-Weather, creato da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates. In generale, si stima che almeno l’80% della performance dipenda dalla scelta delle attività.

Tutti questi studi sottolineano l’importanza della costruzione iniziale del portafoglio. Ma chi è meno esperto negli investimenti potrebbe chiedersi esattamente “quanto investire in ciascuna classe di attività?”.

Perla

Le varie “Perle di saggezza”

La prima formula, creata negli Stati Uniti negli anni ’90, suggerisce che la componente azionaria dovrebbe essere = 100% – età dell’investitore. Pertanto, a 20 anni un persona metterà un peso azionario nel portafoglio di circa l’80% e nel tempo la ridurrà fino al 30%, in prossimità della pensione.

Un’altra, piuttosto semplice, si basa sulla massima perdita che l’investitore è disposto a sostenere. Questa deve essere moltiplicata per 2 in quanto storicamente le perdite massime azionarie (dei principali indici!!! non dei singoli titoli) si sono attestate intorno al 50% . Quindi se siamo disposti a perdere fino al 10% del capitale dovremmo investire il 20% in azioni.

Un blogger finanziario italiano ha proposto un’ altra formula 125 − età − Fed Funds Rate × 5 per adattare un concetto storico americano ai tassi di interesse. Più i tassi sono alti, maggiore è il rischio di surriscaldamento dell’economia. Anche se interessante, questo approccio potrebbe portare a una forte esposizione azionaria; ad esempio, con tassi all’1% e 60 anni di età, si avrebbe un portafoglio con un peso azionario al 60%, il che potrebbe non essere adatto a tutti. Lo stesso varrebbe per un trentenne, che avrebbe il 90% del capitale investito in azioni.

Pezzettino che si aggiunge al portafoglio azionario

Aggiungiamo un pezzettino…

Questo mi porta a fare un passo ulteriore. Prendiamo appunto l’ultimissimo esempio. Una persona di 60 anni. Ha ragione nell’avere un portafoglio azionario del 60%? Dipende….

Poniamo il caso che il nostro sessantenne sia un alto dirigente in pensione con 2 milioni di euro di portafoglio, figli laureati con un ottimo lavoro, una casa di proprietà e magari altre due case una per le vacanze e una in affitto. Probabilmente non sarebbe un problema se il portafoglio azionario perdesse il 30% di valore e ci mettesse 10 anni per riprendere una traiettoria in salita.

Per chi è giovane questo pare impossibile, ma con lo scoppio della bolla DOTCOM verso la fine del 2000 l’indice MSCI USA arrivò a perdere il 40% riprendendosi per un breve periodo nel 2007 salvo poi tornare nuovamente a -40%, con la crisi subprime del 2008, riprendersi infine nel corso del 2011. Da quell’anno non si sono più visti periodi così lunghi di mercati negativi, l’unica parentesi (ad oggi) è stata il 2022-2023. Chi ha investito a inizio 2022 ha rivisto il segno positivo a inizio 2024.

Quindi tornando all’esempio di prima il nostro dirigente/piccolo imprenditore potrebbe sostanzialmente sopportare tale perdita.

Ma se l’investitore di 60 anni fosse un impiegato, con un capitale a parte di 200.000 euro, con una casa in affitto o magari dei figli con impiego precario, che necessitano di un sostentamento, potrebbe permettersi di perdere 48.000 euro (40% del 60%)? Probabilmente no.

Entra qui in gioco un concetto goal based. Esistono vai approcci ma il concetto che propongo è piuttosto diretto.

Per quanto tempo posso lasciare, ragionevolmente, la maggior parte del capitale investita?

Che flusso di cassa mi servirà nei prossimi anni? Una rendita semiannuale per integrare la pensione o un somma da svincolare per comprare una casa o pagare i costi universitari dei figli?

Quanto posso affidarmi ad altre fonti di reddito? Stipendio, pensione, altre rendite da proprietà immobiliari ad esempio.

Quanto voglio dormire tranquillo la notte? Domanda mai scontata per chi non è abituato ad investire.

Guardiamo i rendimenti storici delle principali classi di investimento dal 2000 al 2025, un periodo di 25 anni per capire vari scenari e simulare un investimento a lungo termine.

Rendimenti Azionari

Da ottobre 2000 a ottobre 2025, rendimenti lordi in Euro.

TipologiaIndiceRendimento Totale
2000-2025
Rendimento annuo
Mercato Azionario USMSCI USA478%7.26%
Mercato Azionario TecNASDAQ Composite557%
7.82%
Mercato EuropeoMSCI EUROPE224%
4.81%
Mercati EmergentiMSCI Emerging453%7.08%
Piccole AziendeMSCI World Small Cap579%7.96%
Azionario Globale Sviluppato Large Cap MSCI World Dev.361%6.30%

Rendimenti Obbligazionari

Da ottobre 2000 a ottobre 2025, rendimenti lordi in Euro.

TipologiaIndiceRendimento Totale
2000-2025
Rendimento annuo
Obbligazioni globali di aziendeBloomberg Global Corporate332%6.01%
Obbligazioni di aziende in EuroBloomberg Euro  Corporate125%3.29%
Obbligazioni Governative EuropeeBloomberg Euro  Government146%3.65%
Obbligazioni Globali ad alto rendimentoBloomberg Global High Yield 128%3.35%
Obligazioni Paesi EmergentiJPM Emerging Market Bond327%5.96%

Se volete iniziare ad approcciare questi numeri e guardare altri indici consiglio il sito di investing.com che vi consente anche di scaricare gli storici di alcuni indici. Unico appunto tenete conto che gli storici di tipo price come quelli che troverete, non tengono in considerazione i dividendi pagati dalle società (a differenza dei dati riportati qui sopra che ne ipotizzano anche il reinvestimento), quindi sono sottostimati.

I rendimenti passati, come spesso dicono i disclaimer, non sono una garanzia per i futuri rendimenti, ma al tempo stesso rappresentano una guida, in quanto tutti i modelli finanziari si basano ANCHE sugli andamenti passati, quantomeno per determinarne la volatilità.

La volatilità indica quanto i rendimenti possono variare dalla loro media, assumendo che i mercati si comportino come in passato. In altre parole, se l’indice Nasdaq ha reso oltre il 7% negli ultimi 25 anni con alta volatilità, ci sono buone possibilità di avere rendimenti molto superiori o inferiori, anche negativi, in alcuni anni. Al contrario, investimenti come i governativi europei offrono rendimenti più bassi ma anche con meno variabilità.

Questo effetto si chiama PREMIO PER IL RISCHIO. Vogliamo rendimenti più elevati? Dobbiamo rischiare di più e aggiungere un maggior peso azionario al portafoglio.

Questi dati ci aiutano a capire da un lato come costruire il nostro portafoglio per avere un certo rendimento nel lungo termine e dall’altro quanta volatilità aspettarci.

Registratore di cassa

Tiriamo le somme

Per quanto tempo posso lasciare, ragionevolmente, la maggior parte del capitale investita?

Questa è la domanda principale che comanda su tutte, il tempo che ho a disposizione. Se ho a disposizione 1 anno, investire in azioni rappresenterà semplicemente una scommessa non un investimento. Il tempo è troppo breve e potrebbe capitare di tutto, una guerra, una crisi economica, una pandemia. Tutte situazioni che abbiamo vissuto e che nel breve 1 o 2 anni (se non di più come post bolla dotcom del 2000) hanno generato rendimenti negativi.

Al tempo stesso, potrebbe esserci un caso in cui, grazie alla consistenza del capitale, un’allocazione in azioni superiore alla media si renda necessaria, anche per una persona settantenne, pensando alla transizione del capitale verso gli eredi più giovani.

In generale periodi superiori ai 5 anni rendono possibile un investimento azionario. L’ideale sarebbe 10 anni

Che flusso di cassa mi servirà nei prossimi anni?

Qui entrano in gioco i numeri visti sopra. Se ho un capitale di 50.000 euro iniziale e penso di poterne investire 11.000 ogni anno per i prossimi 20 anni, quanto potrei attendermi a scadenza?

Premetto che questi numeri vanno presi veramente con le pinze perchè i mercati possono subire andamenti futuri che, ad oggi, non sono prevedibili. Ma vediamo qualche esempio

Portafoglio 50% Azionario Globale che nel passato ci ha reso circa il 6.5% annuo e 50% in obbligazioni di varia natura che nel passato ci hanno reso circa il 3.5% annuo

Anno e flussoRendimento a scadenza AzioniRendimento a scadenza Obbligazioni
1 – 50.00025.000 * (1+0.065)^2025.000 * (1+0.035)^20
2 – 11.0005.500 * (1+0.065)^195.500 * (1+0.035)^19
….
20 – 11.0005.000 * (1+0.065)^15.000 * (1+0.035)^1
Totale€296.130€199.782

Dopo i nostri 20 anni il capitale accumulato potrebbe aggirarsi intorno ai €495.000.

Spoiler, se volete fare una calcolo veloce, ma approssimato, per determinare il valore dei flussi periodici investiti sempre allo stesso tasso, esiste una formula per il Valore Futuro (o Montante) di una Rendita Ordinaria (o Posticipata).

Dove FV è il valore futuro di un investimento dato da flussi annuali, R, nel nostro esempio i €5.500, ad un tasso i (es 6.5%) per n anni (19 visto che il primo mettiamo i 25.000 sull’azionario).

Questo capitale di €495.000 risulta sufficiente? Se la necessità era di ottenere un capitale intorno ai €400.000 possiamo ritenere sensata un allocazione di questo tipo. Se invece la mia esigenza fosse in un intorno di €500.000 avrei bisogno di aumentare il peso azionario del portafoglio all’80% per ottenere un ipotetica somma di €550.000 secondo i nostri calcoli di cui sopra (usando un minimo margine di scostamento).

Potrebbe essere rischioso un peso di questo livello. La realtà a questo punto è che potremmo non raggiungere i nostri obiettivi. Questi sono solo calcoli statistici e potrebbero esserci anni buoni con rendimenti che portano il capitale a ben oltre i €500 mila come a valori più vicini €400 mila. Banalmente se avessimo calcolato i rendimenti storici sugli ultimi 10 anni rispetto a 25, avremmo ottenuto rendimenti più alti per l’azionario. Si tratta pur sempre di statistiche, ed è sempre importante essere cauti e conservativi nelle stime per evitare brutte sorprese.

In conclusione potrei anche scoprire di avere obiettivi difficilmente realizzabili….

Quanto posso affidarmi ad altre fonti di reddito?

Questa domanda ci aiuta a calibrare meglio il rischio. Nell’esempio di prima se i soldi finali ci servissero per comprarci una piccola casa in campagna, potrei magari spingere sull’acceleratore e portarmi effettivamente ad avere un peso azionario del portafoglio al 90%, nel caso peggiore potrei dovermi accontentare di una stanza in meno o magari dover attendere un paio di anni in più.

Ma se da quello dipende una rendita per una spinta alla nostra pensione è meglio pensarci bene e rivedere le nostre aspettative prima di pigiare così tanto sull’acceleratore

Ultima domanda

Quanto voglio dormire tranquillo la notte?

Nell’esempio sopra, abbiamo visto che investendo il 50% in azioni potrei raggiungere il mio obiettivo di 400.000 euro. Allocare il 50% in azioni per 20 anni è comunque un approccio moderato, che mi permette di “dormire” tranquillo. Se fossi però una persona un po’ più “coraggiosa”, potrei aumentare l’esposizione magari al 60%. Tuttavia, questa decisione va presa solo dopo aver considerato se ho altre fonti di reddito e quanto dipenderò da questo investimento.

Potrei infine pensare di creare più portafogli: uno per la mia “pensione” e un altro per un obiettivo specifico, mettendo da parte qualcosa di extra per quello scopo, magari con un rischio un filo più alto.

Piccola complicazione… Ribilanciamento

Abbiamo semplificato molto la costruzione del portafoglio e non abbiamo tenuto conto di un aspetto molto importate.

Qualcuno se ne sarà accorto…I pesi della parte azionaria e obbligazionaria cambiano nel tempo per l’effetto mercato.

Nell’esempio di prima un portafoglio 50/50 per l’effetto mercato ipotizzato mi avrebbe portato a fine dei 20 anni ad avere un 60/40, appunto 296mila euro per l’azionario e 199mila per l’obbligazionario.

Non vi faccio tutti i calcoli, ma ogni anno circa lo 0,5% del peso obbligazionario sarebbe passato all’azionario.

Questo su orizzonti temporali più lunghi potrebbe creare un effetto indesiderato, dove con l’avvicinarsi del periodo in cui avrò bisogno dei soldi il rischio del portafoglio si sarà alzato troppo. In questo caso il consiglio sarebbe di suddividere gli investimenti successivi non più con un 50/50 ma in modo tale che il valore delle due componenti sia nuovamente allineato.

Ad esempio

Se al quarto hanno vedo che la componente azionaria è ora a €51.000 e quella obbligazionaria a €46.000 potrei dividere gli 11.000 euro di risparmi 3.000 sulla parte azionario e 8.000 su quella obbligazionaria al fine di ottenere entrambi portafogli divisi tra 54.000 e 54.000. Soluzione molto più semplice ed economica rispetto a vendere pezzi di un portafoglio per reinvestirlo sull’altro. Risultato finale circa €485.000 lievemente sotto rispetto al primo risultato ma più allineato alla nostra asset allocation.

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