I CFD sono strumenti finanziari che permettono di investire in indici azionari, obbligazionari, materie prime e in azioni singole.
Ma perché si chiamano Contratti per Differenza?
Perché chi utilizza i CFD “specula” sulla differenza tra il prezzo di apertura e di chiusura, usando un capitale iniziale ridotto ma con leva, che può arrivare fino a 20 volte.
Questo significa che, ad esempio, con 1.000 Euro si possono controllare 20.000 Euro dell’asset sottostante. In pratica è come se io mettessi 1.000 euro e il broker mi finanziasse i rimanenti 19.000. Tuttavia, il rischio di perdita è elevato; se l’indice cambia dell’1%, si può perdere il 20% del capitale.
Questi strumenti possono portare a comportamenti rischiosi. Dopo una perdita, molte persone tendono a scommettere di più per cercare di recuperare, il che può peggiorare la situazione. Le piattaforme di trading impostano, giustamente, limiti di perdita (stop loss) che si attivano in misura maggiore con leve alte. Ad esempio, se l’indice replicato dal CFD (come il DAX o il Nasdaq) varia dell’1%, lo stop loss bloccherà le perdite, ma al contempo farà ripartire il calcolo della leva. Quindi nell’esempio di prima, il capitale iniziale passa da 1.000 Euro a 800 Euro.
Cosa significa?
Quando si riapre la posizione con una leva di 20, non si investirà più 20.000 Euro (20 x 1.000 Euro), ma solo 16.000 Euro (20 x 800 Euro). Questo significa che per recuperare la perdita di 200 Euro non basterà un aumento dell’1% (16.000*1% = 160) del sottostante, ma sarà necessario un aumento di circa l’1,3%. Queste variazioni devono avvenire in tempi brevi, e in caso di alta volatilità, lo stop loss può riattivarsi nuovamente, peggiorando ulteriormente la situazione.
Si badi bene che il problema non sta nell’esistenza di una stop loss ma nel voler “insistere” nel prendere posizioni a leva elevata.
Ultimo aspetto rilevante dei CFD è che posso prendere posizione sia lunga (guadagno se il mercato sale) sia corta (guadagno se il mercato scende).
Chi offre i CFD guadagna sia dallo spread (differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita), che dal margine di interesse pagato per la leva. L’operazione si configura appunto come se fosse una sorta di prestito che corrisponde al valore del nozionale meno i soldi effettivamente investiti.

Quali gli utilizzi “positivi” del CFD?
Primo aspetto. Possiamo utilizzare i CFD (con leva ridotta) per poter coprire alcune posizioni lunghe nel portafoglio nei momenti di crisi del mercato.
Ad esempio ho un investimento in fondi o ETF ed invece di venderli prendo un esposizione “corta” (guadagno se il mercato scende) su un CFD di un indice azionario simile. Questo potrebbe evitare di innescare un effetto fiscale (ad esempio tasse sulle plusvalenze generate) oltre a beneficiare di storni di mercato di breve termine.
Non è così semplice nella realtà. A meno di eventi eccezionali e di interventi rapidi, è difficile coprire la posizione, soprattutto se i ribassi sono veloci. Per esempio, se un mercato scende del 5% in pochi giorni e decido di coprire, potrei vedere il mercato risalire subito, causando una perdita sulla posizione corta.
In poche parole meglio lasciare ai professionisti l’attività di copertura di un portafoglio. Concentrandosi sul mantenere i nervi saldi si si è costruito un portafoglio sensato e ben diversificato.
Un ulteriore aspetto positivo è che i CFD (ancora se presi con leva molto bassa se non nulla) possono consentire di prendere esposizione a materie prime (come gli ETC) e a titoli o indici azionari esteri mantenendo però la copertura rispetto alla propria valuta.
Vediamo un esempio. Poniamo che il valore dell’indice sull’oro sia a 3600 ($3600 per oncia, che corrispondono a poco più di 28gr). Se io utilizzo un CFD e il prezzo dell’oro passa da 3600 a 3700, guadagno il 2,7% a prescindere dal movimento del dollaro. Questo proprio perché i CFD consentono di puntare sulla variazione del prezzo come valore assoluto. Lo stesso varrebbe per le azioni. Se prendo un CFD sul titolo Airbnb (a mero titolo esemplificativo) che oggi vale 123 e quando lo vendo vale 130, guadagnerei il 5,6%. Se avessi fatto la stessa operazione comprando il titolo in dollari, ma il dollaro avesse perso il 5% il mio risultato sarebbe stato praticamente nullo.
Inoltre potrei avere speso meno in commissioni comprando il CFD rispetto a utilizzare il conto della banca online per comprare il titolo sottostante nel mercato di NewYork (questo ovviamente andrebbe valutato caso per caso tenendo conto anche dei costi minimi di negoziazione dei titoli).
Attenzione però
Ricordiamo comunque che i CFD comportano dei costi legati al finanziamento della leva
Quindi l’utilizzo dei CFD non è necessariamente negativo, sono comunque strumenti complessi e il problema è la leva. Usare la leva moltiplica le probabilità di guadagno ma anche quelle di perdita. In presenza di mercati volatili o movimenti di mercato fortemente contrari rispetto alle nostre aspettative i rischi di perdere sono elevati.
Volete una prova?
I broker sono obbligati a dichiarare in Europa le percentuali di clienti che perdono soldi tramite CFD. Se avete un broker che vi fornisce questo servizio, probabilmente dichiarerà dei numeri tra il 70% e l’80% di clienti che perdono soldi investendo su CFD, se questo non è una prova….



